La mia filosofia sportiva




La mia filosofia sportiva ha sempre dato attenzione alla vita come unica Maestra. Pensare di diventare un

campione senza portare luce in tutti gli ambiti della vita vuol dire barare, principalmente con se stessi.

Vincere non è raggiungere un obiettivo ma scoprire chi sono, cosa voglio nel profondo, affrontare le ombre

nella mia mente e nel mio cuore. E’ sufficiente sfogliare un giornale o accendere la tv per essere invasi dalle

false immagini che i mass media proiettano. E’ la lotta per essere accettati quella che combattiamo, perdendo

di vista la nostra unicità ed il viaggio da compiere, che si chiama Individuarsi, ovvero scoprire la nostra

indiscussa diversità e ricchezza! Uscire dal gregge "suicida" per diventare la pecora nera... E la pecora nera

oggigiorno rappresenta la propria verità, quella che nessuno ci può imporre ma che va scoperta dentro di noi.

La Vita diventa quindi lo strumento determinante per iniziare un meraviglioso cammino. Questo viaggio è alla

portata di tutti ma non è per tutti!


Con il termine "Atleta" intendo chiunque viva perseguendo il proprio nobile scopo. Uno scopo è veramente

nobile nel momento in cui sentiamo che è qualcosa di nostro; qualcosa che non sia la costruzione di ciò che

vorrebbero da noi gli altri (genitori, fratelli, amici, fidanzati ecc.). Arrivare a comprendere ciò che nel profondo

desideriamo è un percorso che può durare un’intera vita e per alcuni l’intera vita non è sufficiente. Significa

svestirsi di tutte le proiezioni, le aspettative, i falsi ideali e idoli, le idee stantie, i giudizi e pregiudizi,

togliersi le maschere, mettersi a nudo, guardare in faccia la paura, uscire dalla mente per contattare il cuore.

Archetipicamente parliamo del viaggio dell’Eroe! L’Atleta per poter raggiungere il proprio nobile scopo deve

poter risvegliare l’Eroe che c’è in Sé! Nel compimento di questo viaggio l’Atleta smetterà di combattere contro

il destino per assecondarlo e seguirne il flusso. Da qui il termine "Zen", una filosofia di vita da cui derivano

una serie di insegnamenti, o meglio strumenti, che aiutano l’Eroe in noi a far affiorare le sue potenzialità

e ad affrontare l’ombra. Zen è per me equilibrio. Equilibrio non è controllo! Equilibrio è l’insieme di molte

virtù: Pace, Armonia, Consapevolezza, Saggezza, Amore, Libertà….. L’Equilibrio è una meta, un’esperienza,

un’ispirazione.


Quello che cerchiamo di trasmettere ai nostri Atleti è qualcosa che non può essere acquistato da Mediaworld,

alla Nike, o da Louis Vuitton! E’ qualcosa che non può essere riconosciuto dalla massa, dall’amico del cuore

e dagli stessi genitori. E’ qualcosa che può essere solo vissuto, esperito, e che per ognuno di noi è diverso,

autentico, reale. Aprire gli occhi e imparare a "vedere" vuol dire comprendere che dietro le cose c’è dell’altro,

che dietro un campione che alza la coppa c’è dell’altro. Spesso c’è qualcuno che vince perché è schiavo di un

sistema alla cui base posa il doping. Quale è il limite al doping? Questo limite cambia continuamente e di

anno in anno quello che era doping venti anni fa ora viene chiamato integrazione o supplementazione!

Ecco quale è il limite: il limite non esiste! Il doping è alla stregua dell’inquinamento; è tollerato perché gli

indicatori di massimo inquinamento tollerabile vengono continuamente ri-tarati. Fortunatamente la specie

umana sopravvive grazie alla omeostasi, ovvero la capacità di ritrovare equilibrio dopo un disequilibrio

indotto. Ma il prezzo che rischiamo di pagare è molto più alto della sopravvivenza, è rinunciare a noi stessi!

La metafora del "vendere l’anima al diavolo" ce l’abbiamo costantemente sotto gli occhi, ma preferiamo

fingere che vada tutto bene. Questa è la realtà: scoprire che la coppa è un’illusione ma il modo che scelgo

per arrivare ad alzarla è reale!


Quando sono in campo e lavoro con un Atleta sono tante le cose che vorrei dire e sono tante le volte in cui

scelgo di non dirle. Ho scoperto che il più grande Maestro è in ogni Atleta e che sarà lui a farmi capire

come vuole giocare. Il silenzio e la presenza attiva sono i migliori strumenti che conosco. La tecnica esecutiva

non è qualcosa da inculcare ma qualcosa da scoprire, costantemente. E’ un processo continuo che ha bisogno

di tempo per prendere vita. Nietsche diceva “bisogna avere in sé il caos per dare vita ad una stella che danza”.

Tutte le tecniche che ho studiato fino ad ora mi servono per supportare il processo creativo che è in ogni

Atleta, e so che non è imponendole che creerò un campione. Steiner sosteneva che "ogni bimbo è saggio

e che nel corso della vita lo diventa sempre meno; da adulti si diviene più coscienti, si stima di più la

razionalità piuttosto che l’inconscia saggezza di un bambino". Si impara molto ad osservare i bambini che

giocano "in strada". Nessuno meglio di loro è in grado di inventare giochi e regole, ma soprattutto nessuno

meglio di loro è in grado di trovare le strategie più adeguate per vincere. Quando insegno a dei bambini che

non hanno mai giocato a tennis rimango stupita di quanto siano bravi nel trovare da soli la naturale propen-

sione al gioco, ed è molto difficile per un Maestro restare nella posizione dell’osservatore senza interventi

tecnici e stereotipati. Quando Borg divenne un campione famoso, fu uno dei primi a giocare il rovescio a due

mani ad alto livello e fu anche il primo a giocare in top spin. Oggi tutti lo fanno, ma in pochi ricordano il

coraggio del suo allenatore nel credere che giocare a due mani ed in top spin fosse possibile! La grandezza

fu lasciarlo essere! Esempi come quello di Borg ce ne sono stati...Mc Enroe serviva con la schiena girata verso

il campo, Monica Seles giocava diritto e rovescio a due mani, Chang vinse Parigi servendo dal basso e così

via…. Dietro questi giocatori c’erano allenatori che si astenevano dall’intervenire e semplicemente osserva-

vano. Questi sono esempi famosi, ma ogni giorno in tutte le scuole di tennis ci sono Atleti "diversi" e sarebbe

bene ricordarselo. Conoscere la tecnica è necessario, farle prendere forme differenti a seconda del giocatore è

fondamentale! Farsi fare un vestito da un sarto non è la stessa cosa che comprarne uno di taglia unica.


La nostra filosofia abbraccia tutti gli ambiti inerenti alla formazione di un’Atleta tenendo sempre presente che

ciò che intendiamo fare è aiutare quest'ultimo ad Individuarsi su tutti i piani, dalla tecnica all’alimentazione,

dalla strategia all’atletica ecc. Il lavoro è sulla motivazione, che non può essere creata dall’allenatore ma

deve nascere nell'Atleta e dall'Atleta. Crescere vuol dire riconoscere se stessi, amare se stessi, ascoltare e

lenire i propri bisogni, scoprire i desideri più profondi e più veri, divenire campioni nella propria Vita!






Per maggiori informazioni:


   Amanda Gesualdi

  Mobile 348 65 03 090

  amanda@trtt.it




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